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Vivere la città: la qualità urbana

Di Redazione VicenzaPiù | Sabato 11 Agosto 2012 alle 11:57 | 0 commenti

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di Guido Zentile

L'urbanistica regionale ha partorito e avvalorato da circa una decina d'anni una serie di norme e strumenti sicuramente innovativi e dinamici rispetto alla vecchia legge sull'uso del suolo del 1985, legge quest'ultima che, se tramontata per quelle parti che indirizzano alla pianificazione, rimane ancora in vigore per gli aspetti che regolamentano tempi e modalità del costruito e del costruibile, in parallelo con le norme statali dettate dal D.P.R. 380/2001 (testo unico sull'edilizia).

Un mosaico di azioni che all'apparenza sembrano prediligere le caratterizzazioni ambientali, tali da denunciare anni di politica territoriale dissennata, mirabilmente individuate in una spalmatura di colori da far invidia alle avanguardie impressioniste. Ma di fatto nascondono un'ulteriore ondata di cementificazione, evidente nel momento in cui si vanno ad analizzare gli interventi previsti nei progetti di trasformabilità del territorio.
L'urbanistica necessita di forme di innovazione che si integrino nei programmi complessi che riguardano la miriade di piani attuativi, accordi di programma, di cui anche Vicenza è protagonista.
Certo, nel vedere applicati gli attuali piani urbanistici nelle nostre città ci si accorge che di qualità della vita, di qualità urbana, c'è ben poco. Le città rimangono bloccate nella loro staticità, l'unica cosa che si muove è il traffico delle auto, perché l'auto sta al centro della mobilità e il benessere si misura con il dimensionamento dei parcheggi, in particolare nelle aree centrali.
Vicenza fresca di approvazione del P.A.T., ad esempio, si sta avvicinando al capitolo conclusivo del lungo processo di pianificazione che ha preso avvio con la variante ricognitiva finale al P.R.G., per concludersi con l'imminente Piano degli Interventi, il documento che il sindaco in prossimità della scadenza del mandato elettorale dovrebbe far suo per proporre la sua idea di città. Questo strumento dovrebbe permettere di sviluppare un assetto urbano, una crescita sociale, equa e compatibile, tale che si potrebbe applicare materialmente la teoria della decrescita: fermiamoci qui con il consumo del territorio, riqualifichiamo a misura di persona l'esistente e riappropriamoci della nostra città in tutti i suoi angoli, dal centro ai quartieri periferici.
Il preambolo del Piano degli Interventi (la recente approvazione, ai primi di luglio, degli accordi di programma di cui all'art. 6 della L.R. 11/2004), stende un velo pietoso su ciò che in realtà dovrebbe essere la qualità urbana. Accordi tra i soggetti proponenti e l'Amministrazione. Il cittadino non c'è ed assisterà impotente all'evolversi dei fatti, fino a vedersi realizzare un bel po' di metri cubi, dove magari con un processo partecipato si poteva costruire un'idea diversa di città.
Siamo ben lontani dall'applicare questo concetto, non è solo una questione politica, ma è anche una questione culturale, fa fatica a penetrare nella logica del pensiero italico, in particolare nella chiusura mentale veneta e vicentina, ma aperta quando si devono fare soldi (o, meglio, far schei).

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